MAROCCO v. IRAN | dischirotti. WORLD CUP 2018

sabato, 10 Marzo 2018 | Blog, News | di

È il 15 giugno del 2018, fa molto caldo ed io non ho assolutamente voglia di ascoltarmi questa partita. Poi penso che tutto sommato sono obbligato a farlo perché mi sono preso un impegno e che, certamente, aprire il mio report dicendo che non c’ho lo sbatti è abbastanza controproducente. O forse no: magari questo mio incipit è tutto una costruzione per arrivare al plot-twist finale in cui si scoprirà che le playlist iraniana e quella marocchina sono bellissime, l’apertura mentale è importante e tutti dovremmo imparare molto da questa storia, soprattutto in questi tempi bui di razzismi e paure.

Comunque, è caldo e non c’ho voglia perché chi si ascolta le partite tra Iran e Marocco?  E poi è un venerdì ed io avrei tutto il diritto di annoiarmi in qualche bar spendendo un patrimonio piuttosto che stare qui in casa con questo kebab che è il migliore di Bologna e lo cucinano degli iraniani ed è l’unica idea che ho avuto per entrare in clima partita.

Accendo la tv ed in studio c’è lo speciale pre-partita: conduce Nina Zilli affiancata da ex-cantanti di cui non ci si ricorda nulla  e devi chiedere a tuo padre che ti dirà che hanno fatto una canzone negli anni ’80 e poi sono spariti.

ci colleghiamo con il nostro inviato a bordo-campo, Jacopo, dicci di più sulle decisioni degli allenatori”.

 

Sì ecco, questo non ve lo avevo detto ma i miei primi resoconti sono andati così bene che mi hanno preso come inviato a bordo-campo da questa partita in poi. Se accendete ora la tv mi trovate in diretta nazionale con la busta del kebab in mano.

Sì Nina, i due allenatori hanno appena diramato le loro formazioni ufficiali ed ora ve le illustro, ma non in virgolettato e corsivo che altrimenti risulta un articolo pesante da leggere. Comunque, siamo arrivati alla prima partita del girone B, che si prospetta dominato dalle altre due squadre, ossia la Spagna ed il Portogallo, che si scontreranno la settimana prossima in uno dei match più interessanti di questa fase a gironi.

Il Marocco scende in campo con un solidissimo 4-3-3.

Nelle retrovie il C.T. di Casablanca ha deciso di puntare su una comune matrice elettronica, partendo dagli I.R.O.K., collettivo dalle sonorità electro-indie colorate e dissonanti, un po’ tipo primi MGMT, se mi consenti il paragone, Nina. Sono comunque una vera rivelazione, visti da qui a bordocampo, parano veramente come una band di spessore internazionale.

A fermare ogni incursione avversaria diretta alla porta marocchina abbiamo schierati centralmente due producer elettronici: Amine K, che propone dance-music abbastanza asciutta ed essenziale, ideale per impostare l’azione da dietro, e Jabo, con tendenze un po’ più tamarre e contaminazioni di musica popolare, pronto ad affiancare il suo partner difensivo con la sua maggiore esplosività.

Sulle fasce, a completare un pacchetto difensivo più internazionale e lontano dai suoni della tradizione, abbiamo due rapper: Ibenji, che segue la scia delle stelle internazionali della scorsa Champions League proponendo un classico sound trap, e Dizzy Dros, che miscela saggiamente old-school e novità.

Saliamo a centrocampo con un brusco cambio di registro ed un radicale ritorno alle tradizioni, nazionali ed internazionali.

A guidare i tre del centrocampo abbiamo Fadoul che è il più bello di tutti perché mi ha fatto scoprire che esisteva una scena funky in Marocco ed, ancora più importante, mi ha fatto conoscere un termine bellissimo con cui si identificava questo sotto-genere e che ora userò spessissimo ed impropriamente, ossia Habibi Funk.

Attorno a lui, due giocatori che tra loro hanno poco comune ma che trovano stabilità e complementarità nel dialogo con Fadoul: gli Hoba Hoba Spirit, con un suono derivativo di stampo 60’s che ben si sposa con il funky del centrocampista centrale e gli Gnawa Diffusion, icone della musica tradizionale marocchina che condividono con l’Habibi Funk il ruolo centrale nello sviluppo della scena musicale del paese.

Nel tridente, come ideale continuazione del progetto intrapreso nel centrocampo marocchino, abbiamo tre artisti che rivisitano le tradizioni di Casablanca in chiave moderna; sulle fasce, Oum e Hindi Zahara, uniche donne presenti in squadra e musiciste alquanto simili, con il loro cantautorato particolarmente cadenzato e con numerose incursioni jazz. Come unica punta i veri top-player della squadra ovvero gli Innov Gnawa, artisti di caratura internazionale, che hanno portato la musica tradizionale marocchina addirittura nell’ultimo album di Bonobo.

Vedi Nina, forse non dovrei dirlo in diretta, ma non avevo molta voglia di ascoltarmi questa playlist, perché le prime impressioni che avevo avuto approcciandomi alla musica marocchina non erano state ottime. Invece, scavando un po’, ho trovato un sottobosco musicale veramente varigeato, completo ed a modo suo ed appassionante. Poi, mi ripeto, è impressionante vedere che ci siano due donne in tutte le formazioni del maghreb, a fronte di formazioni italiane infarcite unicamente di uomini.

“Quindi c’è stato quel plot-twist di cui parlavi all’inizio? Ti abbiamo sentiti tutti, avevi il microfono aperto.”

Se mi avete sentito allora saprete pure che mi si sta raffreddando il kebab quindi sarò molto breve nell’illustrarvi la formazione iraniana. Nessun plot-twist comunque, cara Nina, perché se il Marocco è stata una vera e propria sorpresa, l’Iran probabilmente è la squadra più incompleta incontrata fino ad ora, dopo l’Arabia Saudita.

La formazione iraniana scende in campo con un 4-3-2-1, cosiddetto albero di natale, che si addice particolarmente a questa squadra che è un vero e proprio pacco.

In porta i Talangor Band che, tra corde di chitarre pizzicate, archi lussureggianti ed urli straziati, aprono a delle aspettative che il resto della squadra, salvo rare eccezioni, non saprà colmare.

Nei quattro della difesa troviamo artisti che hanno in comune una vocazione acustica o, almeno, musicalmente disadorna: centralmente Makan Ashgvari ed i 127, che con l’estrema ripetitività delle loro canzoni probabilmente cercheranno di fermare gli attaccanti con una tattica alla Jigglypuff, non so se mi spiego.

Sulle fasce invece abbiamo Ali Eskandarian, che non sarebbe neanche così male se non fosse così scontato con il suo roots-rock in salsa 70’s e se non cantasse come se avesse una pallina da ping-pong in bocca, e Soheil Naifisi, che è l’unico a salvarsi nel quartetto difensivo con un lavoro scolastico ma comunque piacevole.

Nei tre di centrocampo troviamo invece i tre cuori più elettronici e ritmati della formazione: centralmente  è schierato Mahdyar Aghajani che è uno dei pochi in squadra che riesce veramente a brillare attraverso una partitura elettronica a cavallo tra ambient e contaminazioni persiane. Ai lati gli Hichkas con il suo rap francamente trascurabile ed i Photomat con un electro indie  senza mordente.

Dietro l’unica punta troviamo i Radio Tehran ed i Se Noghte Band che se ve li dovessi spiegare in poche parole vi direi di prendere i Coldplay, di portarli aldilà dello Stretto di Suez ma con metà del talento, perché tutto non ci stava che avevano solo il bagaglio a mano e dovevano scegliere tra quello e le magliette. Comunque, come tutto il pop, ascoltabili.

In attacco abbiamo i Bijan Moosavi che coniuga un buon indie-rock con un’ansia niente male. Perfetto per far salire la squadra e per farci salire il magone.

Come accennato precedentemente, l’Iran è una delle squadre più modeste del torneo: peggio di loro solo l’Arabia Saudita che almeno aveva l’attenuante di avere praticamente undici giocatori in tutto. Il C.T. iraniano invece ha avuto la possibilità di poter pure compiere una selezione tra i vari artisti giungendo comunque ad un risultando decisamente modesto. Da bordocampo è tutto, ora vi lascio alla telecronaca di Andrea e Michele.

Ciao Jacopo, qui allo stadio di San Pietroburgo è una tipica giornata primaverile. Sono circa 17 gradi. A voler essere precisi, 17 gradi ed un po’.”

 

La partita inizia e subito il Marocco va in vantaggio con un gol bellissimo su un coast-to-coast dinoccolato di Faroud. Il pubblico allo stadio esplode e pure i quattro spettatori a casa salatano sul divano, piazzano un like e cominciano a seguire la playlist.

Una batosta psicologica da cui l’Iran non riuscirà più a riprendersi: il match finirà con un tennistico 6 a 1 e tutti a casa.

Mentre la squadra esulta mi avvicino al pannello dell’interviste e chiedo al capitano I.R.O.K. se fosse contento del risultato. Lui mi dice che aveva paura che lo scandalo doping delle nazionali che portavano ai mondiali playlist create sullo Spotify Crackato avrebbe influito sul clima mondiale ma che, invece, la squadra è carica ed è pronta a giocarsela in questo girone tostissimo con Spagna e Portogallo. Io rispondo che è tutto molto bello e che ha ragione e che ci rivediamo tra una settimana, dopo il super-spot.