Trovare un posto dove dormire: intervista a Her Skin

venerdì, 23 Marzo 2018 | Blog, Intervista | di

Her Skin è Sara Ammendolia, viene da Modena e suona un folk sognante, pizzicato, che ricorda un po’ Lisa Hannigan e Julia Holter. Ha solo vent’anni, ma scrive dal 2013. I suoi EP l’hanno portata in tour condividendo il palco con artisti come Zen Circus, Giorgio Canali e Francesco Motta. L’abbiamo intervistata in occasione del suo primo album Find a Place to Sleep, uscito il 23 febbraio per WWNBB collective.

  1. Ciao Sara, benvenuta su Dischirotti., spero che questo metodo di intervista ti piaccia.

Sì! A parlare mi impappino tutta quindi preferisco. (ride, ndr)

2. Perfetto, siamo in due. Allora, per prima cosa volevo chiederti: come racconti o come racconteresti il tuo progetto musicale ad una persona appena conosciuta?

Vediamo… Lo racconterei come me che inizio a scrivere le mie canzoni nella cameretta e che registro un EP che si chiama Head Above the Deep. Poi racconterei che ho avuto la fortuna di suonare queste canzoni in tutta Italia e che il mese scorso è uscito il mio primo album Find a Place to Sleep per un’etichetta che ammiro molto, la WWNBB Collective. Lo racconterei soprattutto come una cosa inaspettata.

3. Ora che questa cosa inaspettata è successa, ti senti ancora la te che scrive e suona nella cameretta, o vedi la te Sara e la te Her Skin in modo differente?

Diciamo che mi sento sempre la ragazzina che non sa bene come diventare adulta e che scrive canzoni perché ne ha bisogno e non perché deve, però mi rendo conto che ora la responsabilità è maggiore e sono contenta di aver fatto questo passettino in più. In ogni caso penso che Her Skin e Sara saranno sempre la stessa persona e sarà impossibile per me considerare la prima solo come “il mio progetto musicale”.

4. Ogni tipo di produzione artistica, che sia musicale, letteraria o altro, rientra in un percorso strettamente legato alle idee, alle esperienze e al carattere della mente da cui parte il lavoro. Come funziona, per te, questo percorso? In che modo un determinato pensiero, o insieme di pensieri, diventa canzone?

In genere le mie canzoni sono un collage di idee che annoto qua e là sui quadernetti e sulle note del cellulare. Mi piace non dover necessariamente raccontare storie ma poter parlare di stati d’animo in generale. Penso che in questo l’inglese mi sia spesso complice, posso usare parole semplici che risultano anche un po’ criptiche. Comunque, metto tutto in musica solo successivamente e le parole cambiano anche in funzione alla melodia.

5. Non ti chiedo perché hai scelto l’inglese perché sicuramente è una domanda che ti hanno fatto tutti, e poi possiamo dire che lo hai appena spiegato.

Esatto, grazie. (ride, ndr)

6. Tutta la tracklist dell’album è composta da canzoni brevi, ce ne sono solo due che superano i tre minuti; nonostante questo, ogni pezzo sembra essere un lungo viaggio che dice molto oltre il singolo testo, lo stesso titolo dell’album Find a place to sleep, è molto immediato ma pieno di significati ed interpretazioni. Personalmente apprezzo molto il dire tanto restando sintetici, ma volevo sapere: cosa rappresenta per te questo “trovare un posto dove dormire”?

Dico sempre che questo album è per me una sorta di ricerca di un’identità, di un luogo sicuro in cui poter tornare, quindi probabilmente rappresenta soprattutto questo. Il titolo l’avevo in mente ancora prima di decidere la tracklist, sapevo già a grandi linee cosa avrei voluto dire. Ho cercato di raccontare tutto quello che mi è successo negli ultimi anni comunque, dai viaggi al cercare di avere abbastanza coraggio e dai sentimenti ai traslochi (appunto). E a proposito di coraggio: l’acqua è la cosa che mi fa paura più di tutte e l’idea della foto di copertina è nata proprio da questa cosa qui.

7. Eccoci, sulla copertina ci torneremo a breve.

Ahh ecco.

8. Io penso che ogni forma d’arte sia legata e possa influenzarsi a vicenda, quindi, invece delle influenze musicali, ti chiedo: quali sono le influenze letterarie che più ti hanno condizionato o condizionano il tuo percorso musicale?

Di sicuro Emily Dickinson, Sylvia Plath e Michael Ondaatje, che nelle mie canzoni cito spesso tra l’altro. Sono un’amante della poesia comunque, quindi ci tengo a citare anche Prévert e Salinas, che sto rileggendo in questi giorni.

9. Tornando alla copertina, (noi di Dischirotti. ci teniamo molto a questo aspetto), hai detto che rappresenta la tua più grande paura, l’acqua, ma com’è nato e come è stato realizzato il concept scelto per la foto?

Inizialmente non avevo idee precise per la foto di copertina, volevo solo appunto che l’acqua fosse presente in qualche modo, anche per creare una sorta di collegamento con la copertina del mio vecchio EP. La foto l’ha scattata Bianca Serena Truzzi ed è stata lei a proporre di usare del latte per rendere tutto più dolce e sognante. Quindi siamo uscite, abbiamo comprato sei litri di latte, li abbiamo versati in una vasca da bagno e mi ci sono sdraiata dentro.

10. Figo. Ok, siamo alla fine: consigliaci la copertina di un disco.

Vi consiglio la copertina di Psychic Reader dei Bad Bad Hats! (Anche il disco è molto bello, non solo la copertina).

11. Perfetto, ci si vede a qualche data, a presto e grazie mille.

Certo, speriamo! Grazie a te, a presto.