SXRRXWLAND: Intervista Coi Vampiri

sabato, 10 Novembre 2018 | Artisti, Blog | di

Non sono mancati negli ultimi mesi i tentativi da parte della critica di incasellare in modi bizzarri e probabilmente quasi mai appropriati il collettivo con base a Roma noto come SXRRXWLAND. Se da un lato non deve sorpendere che certa critica dedita al tessere le lodi di personaggi trash del momento ed intellettualoidi non abbia i mezzi per comprendere ed approcciarsi al progetto proposto dal gruppo, dall’altro resta che di fatto il collettivo rappresenta un’anomalia nel panorama musicale italiano. Quanti gruppi conoscete che includono tra i membri un creative director? Sono andato a Milano per scambiare quattro chiacchiere con i suoi componenti e gettare un po’ di luce sull’interrogativo SXRRXWLAND in occasione del primo appuntamento di Asian Rave, il format di feste nei club organizzato dalla label Asian Fake durante il quale è avvenuta la presentazione del loro EP di debutto, “Buone Maniere Per Giovani Predatori”. Qui di seguito trovate riportato il resoconto dell’intervista con Vipra (autore, main vocalist), Osore (producer) e Tremila (creative director, second vocalist).

 

Grazie di aver accettato questa intervista. In primo luogo volevo chiedervi come nasce il collettivo SXRRXWLAND, come vi siete incontrati?

VIPRA: Come ci siamo conosciuti? Ci siamo conosciuti il 12 Febbraio 2017 nella sala d’attesa del Policlinico Pertini di Roma in Via di Pietralata perché nel corso di un rave a Testa di Lepre, fuori Roma, c’era stata una rissa in cui era coinvolto lui, Tremila, che era andato a questa cazzo di festa con Osore.

TR3MILA: (Ride) Che greve! Si, mi divertivo un po’ una volta.

VIPRA: Si, l’anno scorso quindi direi che… (borbotta scherzoso). Io sono finito nello schieramento di quelli che stavano contro a quelli che volevano menare lui e ci siamo menati. Diversa gente si è fatta male. Lui si è fatto parecchio male. Io avevo la macchina e l’ho dovuto accompagnare al Policlinico. Di lì ci siamo messi a parlare e ho scoperto che lui conosceva il mio coinquilino di allora, di Perugia anche lui (come Tremila N.d.R.). Di lì abbiamo iniziato a parlare e gli faccio “ma sai che faccio musica” e lui “ah, ma anche il mio amico con cui ero andato al rave fa musica”. In sala d’attesa c’era lui, aperto con la pezza, ed io che gli facevo ascoltare dei provini.

TREMILA: In realtà era proprio un periodo in cui stavamo cercando delle persone per far partire questo progetto e proprio così, a caso, è uscita questa cosa.

Volevo sapere come siete arrivati a scegliere i nomi d’arte che usate. Perché vi fate chiamare Vipra, Tremila ed Osore?

TR3MILA: Il tuo ha forse la storia più lunga.

VIPRA: Sì, il mio ha la storia più lunga e forse la meno interessante. “Vipra” viene dal Sanscrito, compare nella prima riga del Ṛgveda (NdR: una delle quattro suddivisioni canoniche dei Veda, testi sacri dei popoli arii) che dice “ekam sat vipra bahudha vadanti “, “la verità è una e i saggi la chiamano in molti modi”. Vipra vuol dire saggio nel senso sanscrito dell’India dell’epoca, quindi una persona che aveva studiato i testi sacri. Ovviamente trasposto adesso è una persona a cui piace, boh, leggere. Non mi piaceva però usare una cosa auto-compiacente per dire “Ah wow, io leggo quindi sono una persona intelligente”, non era quella l’intenzione. Mi piaceva il suono di Vipra perché richiama in italiano il suono di vipera e comunque un qualcosa di freddo, di malvagio. Che poi è simpatico perché poi io sono tutt’altro che queste due cose.

TR3MILA: Io in realtà ho avuto vari nomi per progetti diversi. In SXRRXWLAND Tremila è stato scelto in primis per il suono e l’estetica che il suono mi crea. Prescindendo dalla semantica del termine stesso, mi piaceva molto come suonava. Mi piacciono i nomi che finiscono in A, per cose maschili in particolare.

Volevi trasmettere un qualche tipo di ambiguità nel momento in cui l’hai scelto?

TR3MILA: No, semplicemente i nomi che finiscono in A, non necessariamente quelli di persona, anche quelli di cose, brand, eccetera, mi piacciono molto perché indicano un’entità. In italiano la A finale è anche abbastanza genderless. Una cosa che poi mi è successa più volte coi miei lavori nella visual art e nell’illustrazione è che mi dicessero “fra, sembra che vieni dal tremila”. Questo è stato anche il primo complimento che mi fecero quando ero molto più giovane ed avevo tipo quattordici anni. Mettendola così te la sto anche un po’ semplificando: in realtà esprime anche questa idea che ho molta difficoltà ad essere presente nel momento presente, mi sento abbastanza proiettato nel dopo e soffro abbastanza questa difficoltà nello stare nel qui ed ora perché tendo sempre a spingere verso quello che succede dopo.

Osore al momento è intento ad ultimare i preparativi del soundcheck per la serata, non ci ha ancora raggiunti.

Osore so che è il nome di un monte in Giappone, ci saprà dire di più dopo lui.

TR3MILA: Dovrebbe essere anche il nome di un kimono ma te lo dirà poi lui meglio.

Voi avete dei background culturali diversi ma affini, come descrivereste a qualcuno che non vi conosce e non sa nulla del vostro progetto il modo in cui operate all’interno del collettivo, il tipo di collaborazione che avviene? C’è spazio per la contaminazione di idee o operate separatamente?

TR3MILA: Non c’è un processo definito. A me piace molto individuare delle strutture e meccanismi nei processi creativi, mi ci sono fatto abbastanza domande sul come funzioniamo noi. La cosa bella è che in genere in partenza uno di noi tre porta un concetto che può essere una frase, un verso oppure una suggestione visuale, un’illustrazione, qualcosa che uno ha trovato piuttosto che un giro di accordi o anche un solo accordo. Quando uno di noi porta un elemento qualunque che tutti noi sentiamo essere in qualche modo nostro, si inizia a lavorare.Tendiamo a partire da un concept-nucleo e lo rendiamo solido. Da un qualsiasi input nasce un’idea che può poi essere tradotta e declinata in parole da Vipra, in musica da Osore, in vestiti ed immagini da me. Mi immagino la struttura di un neurone con una parte centrale e tutte le diramazioni che sono semplicemente i mezzi artistici con cui esprimiamo uno stesso concetto.

VIPRA: Ognuno declina nel proprio linguaggio il concetto e poi infatti si fanno diversi check nel corso del processo tra di noi per vedere se stiamo centrando il punto, io con le parole che sto scrivendo ed ognuno nel suo campo.

TR3MILA: Si, è in questo modo che poi andiamo ad influenzarci.

 

 

Sulle parole c’è un aspetto che mi incuriosice. Vipra, ho abbastanza familiarità con il tuo lavoro nei Vangarella Country Club…

VIPRA: (mi interrompe compiaciuto) Oh wow, un fan!

TR3MILA: Oh, ogni tanto ne spunta fuori qualcuno!

Coi Vangarella vedo che c’è una certa affinità a livello di tematiche affrontate ma il modo in cui ti esprimi si è fatto sicuramente più cinico. Come vi approcciate alla stesura dei testi in SXRRXWLAND rispetto ai Vangarella e come nascono le idee dietro ai pezzi? Mi incuriosisce in particolare un brano intitolato “Eli Lilly” che è anche il nome di una compagnia che produce psicofarmaci.

VIPRA: Si, produce lo Zyprexa che è un farmaco contro la schizofrenia. Per questa canzone io sono arrivato a casa di Osore e gli ho detto “facciamo un pezzo su questa parola, Eli Lilly”. Non gli ho detto nient’altro. Lui si è messo a suonare finché non mi è sembrato che stessimo centrando il punto. Da lì sono partito a cercare di usare l’atmosfera che aveva creato lui con la musica per capire cosa volessi fare. Mi piace che Eli Lilly, nonostante in inglese sia in realtà maschile, abbia un suono che in italiano è molto simile a quello di un nome femminile. Ricorda Lilly, la canzone di Venditti ma è partito tutto dalla musicalità delle parole. Il concept era inghiottire una persona come se fosse uno psicofarmaco, si sposava bene con “Buone Maniere Per Giovani Predatori” che ruota proprio attorno all’idea di usare l’altro per raggiungere un obbiettivo. Con i Vangarella Country Club funziona diversamente, è un progetto che facciamo molto a tempo perso con Michele e Simone. Mi piace molto prendere i luoghi comuni di un genere, in questo caso l’indie, qualsiasi cosa voglia dire ormai questo calderone e stressarli al limite delle loro possibilità. Tutto qui, con SXRRXWLAND è un attimino più complesso.

In “Buone Maniere Per Giovani Predatori”, il vostro EP uscito per Asian Fake il 19 Ottobre, presentate una galleria di personaggi dai tratti piuttosto grotteschi che godono nel fare e farsi del male pur mantenendo un certo distacco dalle loro azioni, palesando tra l’altro una natura piuttosto cinica.Questa è la vostra visione dei giovani d’oggi? Un qualcosa che rapportate alle vostre vite?

VIPRA: Io non sono un cinico, non credo esista veramente un artista cinico. Il cinismo è o qualcosa che devi ostentare per tenere fuori gli altri o nel mio caso è un qualcosa che devi cercare di importi a volte semplicemente perché molto spesso il mondo e le persone non eguagliano le tue aspettative. Ovviamente non puoi fare il ragazzino viziato e dire che gli altri devono eguagliare le tue aspettative. Ci devi stare. Se questa cosa ti fa soffrire, puoi cercare di stemperarla con del cinismo. Non lo dico per vantarmi ma per qualcuno come me, con una sensibilità magari più sviluppata, a cui la gente dice sempre che dovrebbe stare più tranquillo e farsi meno problemi, il cinismo è al limite un handicap. È comunque un’imposizione, una sofferenza. È come se dovessi indossare un’armatura che mi costringe. Quindi o lo ostenti per far pensare alla gente “Oh, questo è un cinico, lasciamolo perdere perché vuole stare da solo”, oppure lo usi per importi di pensare “Ma sì, tanto le cose andranno sempre così”. In ogni caso è una sofferenza. Non sei sereno, è come se fossi costretto a girare armato. Non è una visione dei giovani d’oggi, è una visione delle vicende umane. Penso che appiattire quello che facciamo noi solo sul discorso generazionale sia poco corretto. Quello che facciamo è un discorso più generale, senza essere bacchettoni. A me non interessa giudicare e dire che questa società è brutta. Mi piace molto indagare un aspetto delle cose. Fine.

Quindi non esprimete un giudizio, non vuole esserci una critica ma una rappresentazione?

VIPRA: Che una persona si debba imporre il cinismo è una rappresentazione sotto la nostra lente, il mio punto di vista. Non mi sognerei mai di dire “la gente sfrutta gli altri, è una cosa sbagliata”.

 

 

Tornando a te Tr3mila, sarei curioso di sentirti parlare dell’aspetto grafico del progetto e della copertina dell’EP.

TR3MILA: Da quando è uscito l’EP dal punto di vista estetico ho deciso di operare un cambio stilistico. Prima eravamo su un mood molto più psichedelico, come lo erano anche i pezzi. Molto più acido, caustico, impazzito. Venivamo da un parte pre-ep, pre-singolo “Facebook” meglio, che è stato questo ciclo di surrealismo acido. C’erano queste visioni super distorte e colori che davano proprio dei pugni negli occhi. Anche i nostri pezzi avevano queste strutture più strane, più shock. A livello visuale la nuova svolta che è avvenuta dal singolo “Facebook” in poi è che ho deciso di spostarmi sul linguaggio fotografico che è uno dei vari linguaggi che mi piace utilizzare. Mi sono spostato dal lavorare molto più con l’illustrazione digitale all’adottare principalmente la fotografia ma con una piccola variante, una cosa che sto esplorando molto adesso: usare delle funzioni di distorsione che spesso vengono usate in modo molto estremo ed esagerato, molto inflazionato, in modo molto minuto, molto delicato. In copertina di “Buone Maniere Per Giovani Predatori” c’è Osore, però non è proprio Osore. È Osore un po’ deformato. Ha questo cranio protrudente, un naso diverso, un taglio degli occhi differente. Sto realizzando una serie di tavole di cui fa parte anche questa in cui rappresento le persone che conosco per come io le vedo interiormente, per come le percepisco. Le persone sono tendenzialmente asimmetriche, c’hanno delle parti che cadono, non sono perfette. Molti non si accorgono nemmeno che Osore è deformato, non lo vedono nemmeno in altre tavole. Mi piaceva questa idea di dare una rappresentazione delle persone che conosco bene su una sorta di realtà parallela che è il loro mondo interiore fondamentalmente. Solitamente mi piace giocare con un contrasto tra il titolo dell’ep o del singolo ed il contenuto della copertina. In questo caso però ho deciso di fare qualcosa che andasse più in supporto del concept che aveva espresso Giovanni (ndr. Vipra) nel titolo “Buone Maniere Per Giovani Predatori” che mi piaceva molto, ho deciso di rappresentarci in una versione predatori mentre noi siamo tipo dei ragazzi per bene e questo di per sé esprimeva il concetto dell’album.

Parlaci un po’ anche del video di “Facebook” di cui hai curato l’art direction. Anche lì si può vedere quest’opposizione bravi ragazzi/predatori e si può ritrovare questa idea del non esprimere un giudizio nei loro confronti di cui parlavamo prima?

 

 

TR3MILA: Sì. Danilo Bubani, che è anche il nostro manager, ha curato la regia. Io la direzione artistica ed anche tutti gli styling. È stato un po uno sbatti (ride). Per il video è interessante l’idea che abbiamo avuto. Le persone non sono coloro che fanno un figlio per Facebook (ndr. riferimento al testo del singolo). Sono i figli di queste persone. Sono persone che presumibilmente cresceranno in un contesto emotivo abbastanza evanescente, abbastanza nullo. Nel video viene esasperato. C’è questo gruppo di ragazzi che si vogliono bene ma lo fanno in un modo estremamente violento, estremamente aggressivo perché non hanno ricevuto le attenzioni di un genitore e sono stati concepiti solo per fare dei like su Facebook.

Osore interrompe momentaneamente i preparativi per la serata e ci raggiunge.

 

 

Eccoci. Partiamo da una cosa semplice. Il nome Osore da dove viene? So che è un monte in Giappone ma non so se tu l’abbia scelto per questo.

OSORE: (Ride). No, guarda. Ti spiego. A sedici anni facevo già musica. Diciamo che era praticamente trap ma non devi pensare a Sfera Ebbasta. Era più vicina all’EDM. Avevo già come nome Osore ma con il simbolo del dollaro che usavano tutti. Eravamo ubriachi una sera fuori ed ho promesso ad un amico che non avrei mai cambiato nome. Io questo l’ho preso come un impegno serio, quindi non ho mai cambiato il nome. Ovviamente ho tolto il dollaro perché non sono un coatto. In giapponese Osore significa paura.

Mi pare che la vostra musica abbia una maggiore affinità con il mondo dell’elettronica di respiro più internazionale di artisti come Arca, Toxe o Tirzah che con il panorama trap o indie a cui sembra volervi necessariamente associare la critica. Facendo uno sforzo io forse riuscirei più ad accostarvi nonostante le forti differenze stilistiche a qualcuno come Vince Staples che può vantare una certa consapevolezza del mondo dell’elettronica e collaborazioni con artisti come SOPHIE o Flume. Tu se dovessi necessariamente accostarti a qualcos’altro cosa sceglieresti? Dove trovi l’ispirazione per la produzione delle strumentali?

OSORE: Il fatto è che io ascolto veramente pochissima musica elettronica. Quando mi chiedono se conosco questo o quest’altro artista la risposta è sempre no. Io ascolto maggiormente midwest emo che preferisco perché non sopporto quello più pop.

Mi stai parlando di American Football?

OSORE: Si, anche American Football che è letteralmente la definizione di Midwest Emo. Il loro primo album è l’apice del genere. C’è l’emo che è un po’ troppo pop ed il math rock che per me è troppo tecnico. Poi il midwest emo che è a metà tra entrambi i generi. Per me è la perfezione perché è sia tecnico che molto emotivo. A livello di composizione le nostre tracce si basano su scale, melodie e accordi che provengono dal midwest emo ma io siccome uso Logic e vengo da un background elettronico ho mischiato le due cose: una composizione diciamo Midwest Emo ed elementi Glitch Hop, roba un po’ distorta. Poi c’è l’house che non mi piace troppo ma il kick in 4/4 è bellissimo. Anche dell’hip hop in genere non mai stato un grande fan e non penso che siamo un gruppo hip hop o trapper. Il punto è che forse facciamo cose che ad altri sembrano altre cose ma io non ci sto provando. Io non mi sveglio la mattina dicendo “Adesso faccio un pezzo emo” o “Adesso faccio un pezzo house”. Pensa, per “Eli Lilly” ad esempio stavo cazzeggiando col computer alle nove e mezzo di sera, ho visto Vipra che canticchiava e faceva “Ely Lilly…” (mormora la melodia piano, è evidentemente intonato), ci ho messo un kick a caso e in quaranta minuti il pezzo era finito. Non avevo pensato qualcosa tipo “Ora faccio il pezzo house, metto il kick così, tu canta la melodia così”. Spontaneo, così faccio le cose.

Un pezzo che mi è piaciuto molto sia a livello di testo che di produzione è l’intro, Piazza Polonia. Te mi dici che sei stato influenzato da queste atmosfere Midwest Emo ma in questo pezzo c’è decisamente altro. Come è nato? Come ti sei mosso in questo pezzo?

OSORE: Il pezzo, Piazza Polonia, l’abbiamo fatta un anno fa. Era un pezzo quasi trap. Mi sembrava un pezzo quasi di Young Lean, per dirti. Siamo arrivati ad un punto quando doveva uscire l’EP ed il pezzo ci doveva stare. Ascoltando tutto l’EP ho pensato “Questo pezzo non ci sta”. Mi serviva qualcosa di soft, che non fosse elettronico. Mi sono messo a prendere i sample del pezzo e a suonarci il piano sopra. Allora loro (ndr. Vipra e Tr3mila) fanno “Fichissimo”. Vipra ha ri-registrato le voci in maniera più soft. Per un attimo mi sono detto “Ma veramente stiamo per consegnare questo pezzo invece di quello che abbiamo già confermato da un anno?” Lo abbiamo fatto, lo abbiamo consegnato.

C’è una bella differenza tra questi nuovi pezzi e i vostri primi singoli che erano più acidi mentre qui possiamo vedere sicuramente dei momenti più intimisti, anche nella produzione.

OSORE: Si, certo. Siamo sempre in evoluzione ed io non faccio mai la stessa cosa. Il punto è che quel pezzo di un anno fa era così diverso da quello che stavamo facendo un anno dopo, non poteva stare su quel EP. Ho dovuto trovare un modo per farcelo stare.

Questa crescita continua è anche il motivo che vi ha spinto a far uscire un EP piuttosto che un LP in questo momento includendo i pezzi vecchi che avevate creato? Non rappresentavano più la vostra identità artistica in questo momento?

OSORE: Sì, sì. Esatto. Era quello. Loro volevano far uscire questo EP molti mesi prima ma non l’abbiamo fatto per diversi motivi. Giunto il momento in cui l’EP doveva essere consegnato entro una settimana ho detto “No, questo pezzo non ci sta” e “Qua vorrei un intro un po’ più organico”. Sono andato fuori, ho registrato dei suoni. Volevo proprio una cosa che fosse organica con i rumori ambientali, il piano, la voce di Vipra con la mia che fa la doppia e basta.

Quindi in questo caso hai fatto tu da second vocalist? Nei live però non lo fai mai in genere, giusto?

OSORE: Io canto su quasi tutti i nostri pezzi.

Non lo sapevo. Non ci avevo mai fatto caso in realtà perché Vipra e Tr3mila in altre interviste si definiscono sempre main e second vocalist. Davo per scontato non cantassi.

OSORE: Si, nel live è diverso. Faccio un live set veramente impegnativo. Non ce la farei anche a cantare, lo fa Gino (ndr. Tr3mila). Però quando siamo in studio tutte le doppie le faccio io di solito tranne alcuni pezzi che li fa Vipra sovrapponendosi.

Ok, direi che abbiamo concluso. Grazie mille ragazzi, a dopo.