Asino: Giacomo ci racconta l’album “Amore” ed il tour con Any Other ed Halfalib

lunedì, 10 Dicembre 2018 | Blog, Intervista | di

Giacomo Ferrari è un musicista toscano originario di Massa e componente del duo rock Asino. Il gruppo, nato nel 2011 dalla felice collaborazione tra Giacomo ed Orso Maria Arrighi, ha recentemente rilasciato il loro terzo album “Amore”. Dopo aver avuto il piacere di conoscere Giacomo tra un fish&chips ed un Braulio ad un Santeria Social Club di Millano, decidiamo di organizzare un’intervista che tocca una vasta gamma di argomenti, tra cui la sua esperienza da turnista con Any Other ed Halfalib. 

  1. Ciao Giacomo, volevo iniziare ringraziandoti di aver accettato questa intervista con Dischirotti.

Grazie a te e a voi.

    2. Partiamo con un classico intramontabile. Quando hai iniziato ad avvicinarti al mondo della musica e a suonare uno strumento? Ricordi il primo album che tu abbia mai acquistato?

Iniziò tutto per colpa di mio zio. Quando avevo più o meno tre anni, lui aveva una sala prove tappezzata di confezioni di uova nella cantina di mia nonna. Suonavano diverse cose di Santana con la sua band di amici e ogni tanto mia mamma mi accompagnava giù a sentire. Quell’anno, come regalo di Natale, a mio cugino regalarono una batteria giocattolo e a me una chitarrina. In quel momento forse realizzai che la batteria era uno strumento troppo giusto e dimostrai il mio malessere, lamentandomi. Dopo anni, nella grande occasione della prima comunione, mi feci regalare la mia prima batteria senza poterla suonare da nessuna parte fino ai 14 anni. Qualche lezione alla scuola comunale e subito prima saletta e prime prove di band. Nel frattempo mia mamma mi faceva vedere i Blues Brothers, ascoltare Annie Lennox e i Simply Red, mentre mio babbo era un grande amante di Puccini.
Il mio primo album acquistato penso sia stato Grazie Mille degli 883 in cassetta. Una delle copertine peggiori di sempre.

 

  3. Parliamo degli Asino. Suonate insieme da davvero un sacco di tempo, come nasce questa felice collaborazione con Orso Maria Arrighi?

Io e Orso ci siamo conosciuti nel 2007 perché io finii a suonare con due dei suoi migliori amici e poco dopo lui venne a suonare con noi. La nostra band si chiamava Smugglerz (Orso veniva dai Tuner Fish, uno dei gruppi più belli che la provincia di Massa-Carrara abbia mai avuto) e insieme iniziamo a fare le prime date fuori e le prime produzioni un può più serie. Facevamo del crossover di sana ispirazione Rage Against The Machine con testi in italiano e la rrrabbia dentro. Ci sciogliamo nel 2011 e noi due decidiamo di metter su un duo ignorante che ci faccia star bene. Da qui abbiamo sancito una mega amicizia e sono nati gli Asino.

  4. Trovo veramente difficile porre gli Asino all’interno di un contenitore musicale definito. Siete un gruppo indipendente ma definirvi “indie” oggi in Italia sembra fuorviante o quantomeno riduttivo. Quali sono gli artisti che sentite più vicini alla vostra sensibilità e come descrivereste la vostra musica a qualcuno che ancora non vi conosce?

Ci fanno spesso questo discorso e ogni volta vengono fuori definizioni e impressioni diverse e molto divertenti. Di solito suggeriamo di vedere un concerto per capire che cosa suoniamo, per dare più senso a quello che puoi aver ascoltato da qualche parte. Siamo in due, facciamo parecchio casino, diciamo delle cose e ci divertiamo un sacco. Possiamo avere dei momenti in cui ci sentiamo come i peggiori Lightning Bolt o i Mudhoney, altri dove ci sentiamo Ornella Vanoni. La filosofia è sempre quella del DIY e del collaborare con amici o persone affini, non la definirei proprio “indie” oggi come oggi.

  5.  State portando in giro per l’Italia il vostro ultimo lavoro, “Amore”. Rispetto ai predecessori “Crudo” e “Muffa” si avverte una bella crescita. Pur giocando sempre con il solito caro nonsense nei testi, i pezzi si sono fatti più strutturati. Il sound nel complesso è anche più omogeneo, come se aveste messo a fuoco una direzione più precisa per questo progetto. Come siete arrivati a questa nuova fase?

Sono passati 4 anni da Muffa e nel frattempo sono successe un bel pò di cose, siamo arrivati a certi ascolti, abbiamo suonato anche cose diverse, siamo cresciuti e siamo andati in studio con un approccio diverso. Orso si era fatto un piccolo studietto in casa e diverse cose del disco se le è fatte proprio lì. Poi, fondamentale, è stata l’opportunità di poter registrare con Mattia Cominotto al suo GreenFog Studio di Genova. Siamo arrivati in studio con delle idee ben precise, ma il tocco tecnico di Mattia è stato la svolta a livello di omogeneità del sound.

  6.  “Crudo”, “Muffa”, “Amore”. Sempre cinque lettere nei titoli. Una scelta volontaria? Volevate creare una trilogia o è tutto nato per caso?

Cinque lettere nei titoli e sette tracce per ciascun disco. Dopo l’uscita di Muffa ci siamo accorti che queste due cose tornavano e allora abbiamo deciso di chiudere questa trilogia del disagio con un ultimo disco dalle medesime caratteristiche. Ci siamo gasati e abbiamo optato per “Amore” come nome del terzo disco. Eravamo indecisi tra una marea di nomi, ma alla fine abbiamo seguito il consiglio di mia mamma.
Tutto per arrivare a Natale 2020 con il cofanetto triplo da regalare ai parenti. Il marketing aggressivo è sempre stata una nostra peculiarità.

  7. Data la vocazione grafica di dischirotti, mi sembra giusto chiederti di parlarmi del lavoro dietro alle copertine dei vostri album che sono tutte piuttosto singolari. Vengono realizzate sempre dalla solita persona e hanno un qualche valore simbolico per voi? Tifate per caso i Lakers?

Le foto di tutte le copertine sono state realizzate da Alessandro Paolini, un nostro amicone che spesso viene via con noi nelle trasferte e ci ha sempre dato una grossa mano. Per le grafiche invece abbiamo sempre variato: Crudo la fece proprio Alessandro, Muffa invece Orso scrivendo tutto a mano su tavoletta grafica. Amore l’ha impacchettato Stefano Adamo (mio ex coinquilino a Milano e noto illustratore/grafico), realizzando anche l’immagine che è sul retro del disco.
Solitamente tutte le grafiche e i concept vengono pensati da noi due e poi realizzati da amici che si prestano a dare forma al tutto. Il logo dei NY Knicks/Asino lo ha realizzato Dario Zanobetti e lo abbiamo modificato con i colori dei Lakers per mantenere i colori della copertina di Amore. Non siamo tifosi Lakers, ma sicuramente hanno una delle divise più belle della NBA. I colori giallo e viola sono venuti fuori casualmente quando abbiamo scattato le foto per la copertina: avevamo due maglioncini a collo alto con due tonalità di viola differenti e un fondale giallo, è stato subito Kobe & Shaq.
Al momento stiamo collaborando per una locandina del tour con Marco Genesio Marinangeli, un giovane artista di Macerata che ci ha proposto la collaborazione e ci ha passato dei disegni pazzeschi da usare.

  8. Tu ed Orso come vi approcciate alla scrittura di un brano? Avete un processo particolare o di volta in volta vi muovete in modo diverso?

Nascono sempre in modi diversi: a volte abbiamo un bel giro di chitarra da sviluppare, altre un beat particolare di batteria oppure partiamo da un testo o un suono che ci piace. Per i primi due dischi abbiamo composto tutto in sala prove perché vivevamo entrambi a Massa-Carrara. Per Amore abbiamo lavorato a distanza, rivoluzionando un po’ il nostro modus operandi perché mi sono trasferito a Milano.

   9. Concentriamoci su alcuni brani di “Amore”.  La traccia “Offensivo” denuncia l’ignominia dei cessi a pagamento nelle stazioni ed ha una strumentale da urlo. Mi parli un po’ di come è nato il pezzo ed il testo?

Nascono in due momenti separati. La strumentale è stata una delle ultime registrazioni che abbiamo fatto in sala prove a Massa insieme. La prima parte di testo è frutto di una mia attesa estenuante, con pochi centesimi in tasca alla stazione di Milano-Lambrate, la seconda è nata da una frase detta da un mio amico mentre stava compilando la tessera associativa di un circolo dove lavoravo.
Abbiamo sovrapposto le parti e deciso di inserire uno spoken word sullo special del pezzo. La prima parte della traccia è completamente strumentale con un andamento saltellante che sfocia in uno special con cassa dritta e loop di chitarra sexy, ma ben inquadrato, dove abbiamo inserito il testo.

  10. Schiaphpho dve è il sequel che non sapevo di attendere. Da cosa nasce l’idea di realizzare una sorta di seguito che riprende la traccia di “Muffa”?

Penso proprio che un sacco di cose nascano dalla nostra stupidità, tra cui questa.
Schiaphpho e Schiaphpho Dve parlano del mio rapporto con la telefonia mobile, conflittuale e fallimentare, ma con dei piccolissimi successi personali. Il sequel è una di quelle cose da megalomani come un greatest hits, un concept album o una trilogia di dischi, cose che ci hanno sempre entusiasmato e allora lo abbiamo voluto fare anche noi. Come la scelta di metterci in copertina, una pacchianata enorme. Ci capita spesso di piegarci in due dalle risate per certe trovate assurde che ci vengono in mente. Ridere fa molto bene.

  11. So anche che hai fatto da turnista per artisti come Any Other ed Halfalib recentemente. Che ricordi conservi di queste esperienze? Com’è stato approcciarsi con il mondo di questi artisti ed il loro repertorio portandolo in giro per l’Europa?

Si, è stata davvero una bella esperienza di cinque mesi. Con Halfalib abbiamo portato il suo album Malamocco in giro per l’Italia da luglio a novembre 2017, mentre con Any Other abbiamo fatto l’ultimo tour europeo di tre settimane prima delle registrazioni di Two, Geography.
Adele e Juju sono due musicisti splendidi e due persone speciali. Condividere un sacco di cose insieme è stato davvero formante e gratificante. Due progetti molto differenti tra loro, ma accomunati dalle stesse persone e da una solita idea di musica. Non avevo mai suonato cose come quelle che Juju e Adele avevano registrato nei loro rispettivi dischi ed è stata una scommessa super stimolante oltre che un vero piacere.

  12. Mi racconti del tuo rapporto con i Do Nascimento? Sei stato coinvolto nel mixaggio di alcune loro produzioni?

Io e Sebastiano (chitarra pirupiru dei Do Nascimiento) abbiamo suonato insieme nel lontanissimo 2006 in una delle nostre prime band e siamo diventati mega amici. Durante le registrazioni del primo omonimo disco dei Do Nascimiento (credo 2010) capito in studio e prendo parte al coro epico di Bicicletta. Da lì conosco tutti gli altri, divento fan, li seguo in qualche data e due anni dopo ci troviamo a suonare insieme con gli Asino. Nel 2014 prendo parte a diverse sedute del mixaggio di Giorgio (secondo disco Do Nasc) e i ragazzi mi propongono di fare con loro le prime date con i pezzi nuovi perchè Rich sarebbe stato in Australia per quel periodo.Organizziamo così un tour di undici date in dieci giorni Do Nascimiento e Asino, con io che suono in entrambe le band.Un tour che non dimenticheremo troppo facilmente.

  13. Mi parleresti di OSO? Per cosa sta la sigla e con quale scopo nasce questa realtà?

OSO sta per Onestamente Suono Ovunque ed è un collettivo che insieme a diversi amici abbiamo tirato su un paio di anni fa con l’intento di organizzare concerti in posti non convenzionali nella provincia di Massa e Carrara. L’attitudine e l’esclusività potrebbero essere quelle dei rave o degli house/secret concert, proponendo solo concerti/performance live di ogni genere, ma cambiando ogni volta location. Cerchiamo soprattutto di creare una sorta di sinergia tra musica e location affinché queste due cose entrino a far parte di un unico discorso. Da case di amici a laboratori o gallerie d’arte, passando per spiagge libere e rifugi, ormai sono due anni che organizziamo un concerto ogni mese e mezzo circa. Cerchiamo di prendere day off di artisti in tour a cui farebbe comodo una data dalle nostre parti, facciamo girare l’evento privato su facebook. Con il vecchio passaparola troviamo il posto adatto e allestiamo tutta la situazione. Proviamo a usare sempre la formula dell’up to you per ogni concerto. Siamo tutti volontari che lo fanno per la gloria e i soldi in avanzo vengono sempre reinvestiti per proporre cose sempre migliori. Abbiamo dei progetti, stiamo cercando di realizzarli un passo per volta.

  14. Che progetti hai per il futuro? Nuove collaborazioni all’orizzonte o magari un lavoro solista?

Al momento sto iniziando a suonare una specie di batteria ibrida (acustica ed elettronica) in un nuovo progetto di musica elettronica etno con diversi ragazzi e ragazze, ma di cui non posso ancora dire molto. Dovrebbe anche uscire il disco di Servant Songs (Nicola Ferloni) in cui ho registrato batterie e percussioni. Nelle ultime settimane ho avuto un paio di proposte per andare in tour con delle band come turnista e le sto valutando. Intanto saremo ancora in giro con Asino e sto iniziando a lavorare su un possibile progetto solista di cui, se avrà forma, sentirai parlare non prima dei prossimi due anni.

  15. Prima di salutarci vorrei sapere quali sono i nomi della musica italiana su cui pensi bisognerebbe scommettere al momento e cosa pensi del panorama attuale del mondo indipendente.

Sicuramente dico Gioacchino Turù. O Giacomo Laser. O Cristian Parigi. O Gabor. Insomma, chiamalo come vuoi, ma lui è l’artista di cui abbiamo bisogno. Ora sta suonando con Alessandro Fiori come Scudetto, ma è abbastanza imprevedibile.

Adele con Any Other ha fatto un gran bel secondo disco e so che gli stanno andando molto bene con i concerti. Poi i 72 Hour Post Fight, li abbiamo fatti suonare in una delle ultime date OSO e usciranno a breve con La Tempesta. Abbiamo anche delle eccellenze come Lorenzo Senni o  Clap!Clap! per quanto riguarda l’elettronica. Nel panorama indipendente, invece ci sono un sacco di belle realtà come i Cacao, Storm(o), Honko, Holiday Inn, Futbolìn, Indianizer, Mood. Insomma, abbiamo un sacco di gente che suona cose davvero fighe.

Grazie mille Jah, a presto!

Grazie a te Filippo, a presto!