5 etichette fondamentali per la musica dance elettronica, e le loro grafiche iconiche

martedì, 11 Dicembre 2018 | Blog, Concerti | di

Dite musica elettronica e pensate a quella specie di musica che vi fa sorgere spontaneamente reazioni immediate del tipo “eh, ma vuoi mettere con un assolo di chitarra?” o il grande classico “la musica elettronica non è musica”.

Se poi passiamo, nello specifico, alla musica dance elettronica – quella pensata soprattutto per far ballare la gente nei club, rave, festival, bar, feste in casa, ecc – le probabilità che tutti coloro che non ne siano già appassionati storcano il naso, aumentano esponenzialmente. Il pensiero va in automatico a David Guetta e a questi tizi che si atteggiano da rockstar quando non fanno altro che salire su un palco con delle chiavette USB e spingere play.

Soprattutto, la dance elettronica è priva di una mitologia, o perlomeno di un’iconografia e un’identità visiva marcata che invece caratterizza il rock, il pop, il rap, il jazz e via discorrendo. Quali che siano i nostri gusti musicali, tutti conosciamo le copertine di Nevermind, Abbey Road, The Velvet Underground & Nico, Unknown Pleasures, Kid A. Il rock e il pop sono fatti di materia visiva tanto quanto lo sono di materia sonora. L’elettronica, invece, è rumore e soprattutto è anonima. Senz’anima e senza cuore, e per di più senza una veste grafica sufficientemente marcata.

Bene, dopo questo centrifugato di pregiudizi e luoghi comuni, fate tabula rasa e ripartiamo da zero.

Plot twist: la musica elettronica ha una sua storia, una sua complessità, è specchio e causa di mutamenti nella società così come lo sono gli altri generi sopraccitati.

Noi di No Joke Radio siamo fervidi amanti, ascoltatori, lettori, consumatori, promotori di musica a trecentosessanta gradi, ma soprattutto siamo appassionati di quell’universo multiforme e sconfinato che è la dance elettronica di matrice black. In occasione del nostro party natalizio che si terrà il 15 dicembre al Mikasa di Bologna, e per suggellare la nostra conoscenza e media partnership con la frangia bolognese di dischirotti., abbiamo pensato di mettere insieme musica dance e grafica. (EVENTO)

Secondo plot twist: ebbene sì, anche nella dance l’occhio vuole la sua parte, e il ruolo della grafica ha spesso contribuito alla fama di artisti ed etichette.

Ed è proprio su alcune etichette discografiche che ci soffermeremo in questo articolo.

Disclaimer: A differenza di altri generi, la dance elettronica è strettamente legata al disco in vinile, soprattutto nei formati del singolo o EP in 12’’. Spesso, ma non sempre, questi dischi sono venduti all’interno di generiche custodie di plastica e carta senza artwork di copertina. L’apparato grafico riguarda in questi casi l’etichetta presente sui due lati del disco stesso. Ciò non toglie che alcune uscite ed etichette discografiche presentino le nostre care amate copertine illustrate.

Fatta questa precisazione, ecco a voi una rassegna di 5 etichette che hanno fatto la storia della dance music. Un viaggio nel tempo e nello spazio attraversi 5 nomi, ma soprattutto 5 loghi iconici.

R&S
Fondata nel: 1983. Chiusa nel 2001, e riaperta nel 2008.

Dove: Ghent (dal 2008 Londra)

R & S è un pezzo di storia. Fondata nei primi anni ’80, è stata l’etichetta fondamentale per l’esplosione e la diffusione della techno in Europa. Soprattutto tra fine ’80 e inizio ’90, R & S ha rivoluzionato la musica underground, rilasciando tracce divenute evergreen intramontabili. Vi basti sapere che quel capolavoro senza tempo che è Selected Ambient Works 85-92 di Aphex Twin è uscito su Apollo records, sottetichetta di R & S dedicata a suoni più ‘soft’.

Dopo aver chiuso i battenti nel 2001, la label ‘rinasce’ nel 2008, spostandosi a Londra. È qui che R & S intercetta le sonorità più fresche e innovative aprendosi al post dubstep e alle contaminazioni fra generi tipiche della tradizione UK, facendo scuola ancora una volta. Un nome su tutti: James Blake, che, prima del suo album di debutto, fa uscire due splendidi EP sull’etichetta col cavallino.

È proprio questo logo iconico ad essere entrato nell’immaginario collettivo della musica dance. La leggenda narra che Renaat, fondatore dell’etichetta, fosse appassionato di Ferrari al punto da averne plagiato il logo per le primissime uscite della label. In seguito il logo è stato rimaneggiato, e così il cavallo nero che si staglia su un triangolo verde è divenuto uno dei simboli più presente nei negozi di dischi e nelle collezioni di ogni appassionato e dj che si rispetti. I vinili di R & S presentano sempre questa figura, inscritta in un rettangolo con varie sfumature di blu, quasi sempre su sfondo argentato. Nel corso degli anni, questa soluzione cromatica è stata saltuariamente modificata con l’inserimento di rossi, gialli, verdi, neri, o colori sfumati.

STRICTLY RHYTHM

Fondata nel: 1989

Dove: New York

Pensando al binomio New York-musica, l’house non è di certo il primo pensiero. Invece New York è stata una delle città più importanti per questo genere, soprattutto durante la golden age degli anni ’90. È qui che si è sviluppata una versione più soft rispetto alla Chicago House, versione in cui viene lasciato ampio spazio alle melodie e ai vocal. Se avete mai sentito le espressioni garage house o deep house, ora sapete dove sono nate.

E parlando di NY house degli anni ’90, non si può fare a meno di parlare di Strictly Rhythm. Fondata nel 1989 e tuttora in attività, Strictly Rhythm è entrata nell’olimpo delle house labels grazie ad una quantità infinita di singoli che continuano ad incendiare i dancefloor.

Underground a parte, ci sono tre pezzi che probabilmente avrete sentito almeno una volta nella vostra vita e che sono usciti su Strictly Rhythm: “I like to move it move it” di Reel 2 Real, “Deep inside” di Hardrive, e “Free” di Ultra Natè.

L’etichetta è divenuta iconica anche grazie al suo logo: la scritta Strictly Rhythm disegnata a mo’ di tag con un tratto nero, spesso e ruvido, leggermente inclinato. Scritta che troneggia, nella parte superiore della stampa in vinile, su uno sfondo di mattoni rossi stilizzati, ad evocare il contesto urban e di street culture che caratterizzava New York proprio in quegli anni. Alcune uscite presentano mattoni blu invece che rossi, e per alcune uscite recenti si è passati al bianco e nero, ma nel corso degli anni l’impianto visivo è rimasto sostanzialmente inalterato fino ai giorni nostri.

TRAX

Fondata nel: 1984

Dove: Chicago

Chicago e la musica house sono sinonimi. Chicago è la città in cui tutto cominciò. Chicago è la città in cui dj come Frankie Knuckles e Ron Hardy hanno scritto (ehm, suonato) pagine di storia. Chicago è la città in cui giovani produttori afroamericani, armati di Roland TR-808 e TR-303, hanno creato musica futuristica cui nessuno sapeva dare un nome. La chiameranno house perché veniva suonata nei party del celebre Warehouse. La chiamano Chicago house, perché indissolubilmente legata alla città del vento e per distinguerla dall’house newyorchese. La chiamano acid house, essendo ‘acido’ l’unico aggettivo per traslare in parole il timbro delle linee di basso create con la Roland TR-303, instabili e ipnotiche.

Artefice del matrimonio fra Chicago e l’house è stata soprattutto la Trax records. Poteva vantare alcuni dei suoi singoli più leggendari già sul finire degli anni ’80, per poi consolidare la propria fama nel corso del decennio successivo. Pur essendosi dedicata prevalentemente a ristampe e compilation retrospettive nel corso degli anni 2000, il lascito della Trax rimane un punto di confronto inevitabile per appassionati, collezionisti, produttori e dj.

L’etichetta è caratterizzata da un’identità visiva inconfondibile. Fedeli alla filosofia del ‘less is more’, le grafiche Trax sono minimali, pulite e standardizzate. Questa ripetitività le rende immediatamente riconoscibili fra decine o centinaia di dischi in un qualunque record shop. La soluzione standard prevede scritte bianche su sfondo rosso vivo, su entrambi i lati del vinile. In alto e in caratteri più grandi campeggia il nome della label, solitamente apposto in diagonale. Al di sotto, il nome dell’artista, e, nella parte inferiore, i titoli delle tracce. Nella prima metà degli anni ’90 i vinili Trax presentavano soluzioni cromatiche diverse – scritte rosse, nere o blu su sfondo bianco – ma i più grandi successi dell’etichetta e le ristampe negli anni a venire hanno definitivamente consacrato lo sfondo rosso con scritta bianca sbilenca.

UNDERGROUND RESISTANCE

Fondata nel: 1990

Dove: Detroit

Parlando di storia della musica elettronica, un capitolo a parte va riservato ad Underground Resistance. Collettivo di artisti ed etichetta discografica allo stesso tempo, Underground Resistance ha creato attorno a sé un alone mitologico forse senza eguali nella musica elettronica. Siamo a Detroit, città che nella seconda metà degli anni ’80 ha dato vita alla techno, genere alieno e futuristico in cui l’eredità black del funk e della disco flirtava con la glacialità bianca e sintetica dei Kraftwerk. Underground Resistance nasce nel 1990 dalle menti di Mad Mike Banks, Robert Hood e Jeff Mills, pesi massimi della seconda ondata techno detroitiana. Spesso abbreviato in UR, il collettivo (e l’etichetta) si caratterizza tanto per produzioni che oscillano fra aggressività techno, ritmi spezzati electro, atmosfere che vanno dal cupo e distopico al melodico e soulful, quanto per la propria estetica e ideologia. UR porta avanti una battaglia per l’indipendenza e la resistenza dell’underground, appunto; opta per un anti divismo al confine con l’anonimato – l’identità collettiva UR è sempre stata superiore a quella dei singoli artisti; si inserisce nella tradizione musicale afroamericana di rivendicazioni sociali e politiche; conia un vero e proprio immaginario afrofuturista, in bilico tra distopia e fantascienza.

Il logo in caratteri bianchi su sfondo nero con le iniziali UR, e a volte il nome della label per esteso, è divenuto un marchio di fabbrica diffuso ben oltre i confini di Detroit. A parte questa sigla, ogni uscita UR si differenzia graficamente dalle altre: scritte in bianco e nero o su sfondi colorati con font diversi di volta in volta, illustrazioni, fotografie modificate, brevi didascalie, immagini astronomiche, esseri subacquei o esotici, decadenza e guerriglia urbana, e tanto altro. Un collettivo, un’etichetta, un universo parallelo.

WARP

Fondata nel: 1989

Dove: Sheffield (dal 2000 a Londra)

Dopo questo viaggio per gli States, facciamo ritorno in Europa per parlare di una label semplicemente imprescindibile. Dal 1989 ad oggi, Warp è sinonimo di qualità e innovazione. Laddove altre etichette hanno fatto fortuna focalizzandosi su un suono specifico, la Warp non si è mai adagiata su di un’identità fissa, evolvendosi al passo con i tempi, e anzi spesso anticipando e dettando l’evoluzione stessa dei generi e dell’estetica elettronica.

Si deve alla Warp la diffusione della IDM (sigla controversa per ‘intelligent dance music’), declinazione più cerebrale della dance elettronica. Dalla bleep all’IDM, dalla techno all’ambient, dalla drill’n’bass alla breakcore, dal glitch all’avant pop e all’r&b, le evoluzioni musicali degli ultimi 30 anni sono passate e continuano a passare da casa Warp. Aphex Twin, Autechre, Boards of Canada, Squarepusher, Flying Lotus, Kelela, Oneohtrix Point Never, Danny Brown, Gaika…

Inoltre, non essendo vincolata alla funzionalità da dancefloor, Warp ha privilegiato il formato album rispetto al singolo in 12’’, regalandoci delle perle che continuano a farci rabbrividire a distanza di 10, 20 o 25 anni.

Il suo logo è celebre tanto quanto la musica che accompagna. Un globo stilizzato e attraversato da un fulmine all’interno del quale compare il nome dell’etichetta. Gli accoppiamenti cromatici più diffusi sono il classico bianco/nero o il viola/bianco, più riconoscibile ed efficace nel trasmettere un’identità visiva marcata e singolare. Oltre al logo, che compare sia sui vinili che sul retro delle edizioni in cd, la Warp ci ha consegnato una serie di copertine di album più o meno celebri che hanno segnato l’immaginario visivo della musica elettronica.

Eccoci alla fine di questa breve escursione audiovisiva. Le 5 labels presentate sono colonne portanti della musica elettronica, ma non sono assolutamente le uniche. Là fuori è pieno di altre etichette validissime e dalle scelte grafiche altrettanto accattivanti.

Se non avete dimestichezza con questo mondo, prendete questo articolo come spunto iniziale per un viaggio lungo ed appassionante.

Se invece eravate già al corrente di quanto scritto e mostrato, noi di No Joke Radio speriamo di avervi offerto un piacevole ripasso di storia e aver trasmesso la nostra passione per quello che ascoltiamo.

Articolo di Lorenzo Montefinese | No joke Radio